Oscar 2015

Ida, with Dawid Ogrodnik and Agata Trzebuchowska

E Ida [2013 – Pavel Pawlikowski] vince l’Oscar come miglior film straniero. E torna la mia speranza sul cinema che merita la vittoria, il cinema migliore e davvero di qualità.

Quando dodici mesi fa vidi Ida pensavo sarei stata fra le poche fortunate persone a saper e poter apprezzare un film di questa tipologia: curato in ogni minimo dettaglio, dalle scene ai costumi agli scarni dialoghi. Per fortuna non è stato così ed anche il resto del mondo (America in primis) si è accorto della bellezza e della profondità di questo eccelso prodotto cinematografico, premiando il regista polacco Pawlikowski con una statuetta dorata.

Ci sono state altre gradite sorprese, però. Innanzitutto, la vittoria della costumista italiana Milena Canonero per i migliori costumi nel film di Wes Anderson The Grand Budapest Hotel, poi il giusto riconoscimento del lavoro di Anderson e della troupe che ha lavorato al film attraverso la vittoria di altri tre Oscar: scenografia, colonna sonora ed acconciature / trucco.

Qui sotto, in dettaglio, tutte le vittorie:

  • Miglior film: Birdman
  • Miglior attrice protagonista: Julianne Moore per Still Alice
  • Miglior attore protagonista: Eddy Redmayne per The theory of everything
  • Miglior regia: Birdman di Inarritu
  • Miglior attore non protagonista: J. K. Simmons per Whiplash
  • Miglior attrice non protagonista: Patricia Arquette per Boyhood
  • Miglior film di animazione: Big Hero 6
  • Miglior scenografia: Adam Stockhausen e Anna Pinnock per The Grand Budapest Hotel
  • Miglior fotografia: Emmanuel Lubezki per Birdman
  • Migliori costumi: Milena Canonero per The Grand Budapest Hotel
  • Miglior documentario: Citizenfour
  • Miglior documentario corto: Crisis hotline – Veterans press I
  • Miglior montaggio: Tom Cross per Whiplash
  • Miglior film straniero: Ida
  • Miglior colonna sonora originale: The Grand Budapest Hotel
  • Miglior canzone originale: Glory in Selma
  • Miglior cortometraggio animato: Winston
  • Miglior cortometraggio: The phone call
  • Miglior sceneggiatura originale: Alejandro G. Inarritu, Nicolas Giacobone, Alexander Dinelaris Jr., Armando Bo per Birdman
  • Miglior sceneggiatura non originale: Graham Moore per The imitation game
  • Miglior effetti speciali: Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter, Scott Fisher per Interstellar
  • Miglior montaggio sonoro: Alan Robert Murray, Bub Asman per American Sniper
  • Miglior missaggio sonoro: Ben Wilkins, Thomas Curley per Whiplash
  • Miglior trucco ed acconciature: Frances Hannon, Mark Coulier per The Grand Budapest Hotel

Per il momento, ho avuto occasione di vedere solamente due fra i film vincitori (Ida e The Grand Budapest Hotel) pur essendo riuscita a sviluppare un’idea personale su ciascuno dei film che hanno ricevuto l’ambita statuetta. Trovo meritato l’Oscar a J. K. Simmons e a Patricia Arquette, conoscendo il pregio dei film in questione (Whiplash e Boyhood) e considerando il carattere realmente sperimentale del film di Linklater; mi trovo perplessa, invece, di fronte alla vittorie di Birdman, superfavorito dal primo momento, come per la vittoria della Moore per Still Alice. Su quest’ultimo film mi ritengo particolarmente scettica soprattutto perché tratta l’argomento Alzheimer. Volesse essere una sorta di Amour (Haneke) più commerciale e vendibile? Una sorta di richiamo in chiave glamour e con inserimento tattico di un’attricetta come Kristen Stewart? Mah. Fatto sta che questa vittoria non mi convince appieno.
The imitation game ha ricevuto una statuetta unicamente per la sceneggiatura, nonostante fosse nominato praticamente in qualsiasi categoria: tié Cumberbatch! Trovo fastidiosa la presenza ridondante di questo attore distribuita un po’ sul piccolo un po’ sul grande schermo. Non lo trovo nemmeno particolarmente affascinante, figurarsi bravo.

Un certo dispiacere mi ha destato l’abbruttimento della cerimonia degli Oscar che a mio avviso nemmeno quest’anno si è potuto evitare: da Neil Patrick Harris in mutande per citare Birdman ai soliti stacchetti petulanti, da Jennifer Lopez che con urli da stadio incita Patricia Arquette (probabilmente perché consapevole di non valere manco un bruscolo come attrice rispetto alla Arquette) assieme a Meryl Streep per arrivare a Keira Knightley vestita come un paralume (sic!), non c’è stata la cura che un tempo si dedicava a questa serata. Considerando poi la ciliegina sulla torta rappresentata dalla solita Germanotta (aka Lady Gaga), direi che siamo alla frutta. Già dai selfies e dal MacFarlane degli anni precedenti s’era intuito il costante degrado cui sarebbe andata incontro questa serata, ma è lo spettacolo che lo chiede, no?

Meno male, allora, che ci sono film come Ida e The Grand Budapest Hotel, come Whiplash e  come Boyhood: film che raccontano fiabe contemporanee o storie di persone che hanno messo in gioco se stesse fino a sanguinare e provare dolore. Sono questi i film che ci ricordano cosa sia realmente la serata degli Oscar: un’occasione per premiare anche e soprattutto chi il cinema lo fa con passione, al di là di lustrini e statuette luccicanti.

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