Anastasia Nikolaevna Romanova & il self-portrait

Non credo ci sia bisogno vi premetta quanto mi urtino le giovani signorine (chiamarle signorine è forse pure eccessivo: oserei dire squinzie, semmai) che si immortalano in pose di dubbio gusto sfruttano smartphone, compatte o ancor peggio reflex di fronte ad uno specchio di qualche bagno. Ancora peggio se lo fanno in un bagno pubblico, con tanto di amiche al seguito. Il cattivo gusto regna sovrano.

Capirete il mio stupore, quindi, mentre imprecando contro l’ennesima fan delle selfies (ho scoperto da due giorni o giù di lì che hanno perfino un nome proprio, quelle cose) ho scovato una chicca interessante sulla zarina Anastasia, figlia dello zar Nicola II di Russia: è stata lei una fra le prime persone storicamente conosciute a immortalarsi in un autoritratto.

La giovane zarina, trucidata assieme alla famiglia a soli diciotto anni, all’epoca dello scatto ne aveva tredici: per immortalarsi sfruttò una Kodak Brownie S1, la prima Brownie immessa dalla Kodak sul mercato (vennero prodotti difatti altri modelli, questo signore ne possiede uno). Fu un modello estremamente economico di macchina fotografica, per questo conobbe larga diffusione. Su Ebay attualmente si aggira su prezzi che vanno dai 5 ai 100 dollari, ma la maggioranza di queste macchinette costa al massimo 15 dollari. Ne ho addirittura scovata una a 2,47 dollari!

Tornando ad Anastasia, c’è da dire che la bambina si scattò una fotografia non per pavoneggiarsi di un abitino nuovo e, essendo una dannatissima zarina di Russia, ebbe tutto un suo stile nello scattarsi questa fotografia. L’autoscatto lo fece per inviarlo a un amico via lettera (o amica, non è ben chiaro). Si posizionò su una sedia e con un po’ di ingegno e le mani tremanti, eseguì lo scatto che ora vi mostro.

Anastasia-SelfieL’ombra bianca e in movimento che si scorge sulla  sinistra è probabilmente la figura di un membro femminile della famiglia reale o di una istitutrice che sedeva poco distante dalla bambina e che ha avuto la sventura di muoversi proprio nel momento dello scatto.

Notate la classe, l’ingenuità di questo scatto e dell’idea che lo ha prodotto? Ecco.

Non che il resto della famiglia fosse da meno, in termini di classe ed eleganza. Inoltre, almeno secondo la fonte meno affidabile al mondo, ovvero Wikipedia, la famiglia Romanov era una famiglia di zar e zarine con uno stile di vita molto frugale, semplice. Insomma, che fossero gente per bene o gente per male, la fine che hanno fatto è tremendamente inumana.

Anyway, la famiglia Romanov non era nuova alla fotografia. Nel corso degli anni, oltre a sempre nuove diatribe sulla morte immediata o meno della giovane Anastasia (che, ahimè, non è riuscita a fuggire come nel film d’animazione Disney), sono spuntate anche nuove fotografie di momenti più o meno privati della famiglia.

Immaginerete quanto io ami le fotografie d’epoca. Non so spiegare bene il motivo, ma mi affascinano come poche altre cose al mondo. Queste, poi, giungono direttamente dai primi del ‘900, dalla Russia per di  più. Molte di queste immagini furono scattate, a quanto pare, dallo stesso Zar e traspare immediatamente il grande affetto che legava i membri della famiglia gli uni agli altri. Per  il piccolo, Alexei, nutrivano tutti un forte affiatamento, soprattutto la madre. Il bambino soffriva di emofilia e fu la vittima più giovane del massacro, avendo all’epoca della strage appena 13 anni. Era già costretto su una sedia a rotelle a causa della malattia.

Il massacro fu qualcosa di talmente spietato da risultare difficile perfino da leggere: la famiglia fu convinta sino all’ultimo istante di avere una speranza di sopravvivenza e l’uccisione di gruppo venne eseguita portando tutti in una stanza completamente svuotata dai mobili e dalle sedie con la scusa banale di voler scattare una fotografia. Le figlie dello Zar si erano cucite dentro gli abiti i gioielli di famiglia, per nasconderli agli avidi assassini, scelta che prolungò la loro pena prima di morire: difatti, non appena furono tutti radunati per la fotografia, i bolscevichi (questo erano a tutti gli effetti) fecero fuoco con le baionette. Inimmaginabile il caos che dovette crearsi in quel momento: dopo un iniziale momento di stupore nel vedere le armi, i componenti della famiglia si strinsero gli uni agli altri, quindi gli assassini cominciarono a sparare. Le grida disperate delle donne continuarono durante tutto il massacro e i soldati non compresero come fosse possibile che le figlie non fossero ancora morte dopo gli spari: per togliersi dalle orecchie la disperazione e i gemiti, i soldati sfruttarono le baionette sui corpi già devastati delle donne. Agghiaccianti particolari rivelano come il corpo di una delle figlie si mosse sul carro che portava i poveri resti nel luogo in cui avvenne l’occultamento e venne finito a colpi di baionetta, così come accadde a quello del piccolo Alexei.

In seguito, durante l’occultamento e l’incendio di parte dei corpi, i bolscevichi videro i gioielli cuciti dentro gli abiti della ragazze e li presero con sé. La descrizione di tutta la vicenda proviene dalle memorie di tale Jurovskij, l’esecutore materiale della strage assieme ai suoi fedeli.

Ancora oggi l’opinione pubblica nutre incertezze sulla fine di questa famiglia e della stirpe Romanov. Di certo c’è che, se la loro fine fu questa (e i documenti che attestano questo fatto sono diversi) ciò che lascia davvero basiti è l’estrema crudezza con cui furono uccise undici persone, fra famiglia reale e domestici, a sangue freddo e non lasciando trapelare l’intento omicida fino all’ultimo secondo. Nemmeno gli animali.

Fortuna vuole che rimangano queste splendide fotografie, che vanno al di là di qualsiasi colore politico e ci restituiscono le memorie di una famiglia  che nel corso del tempo è diventata leggendaria.

Postilla |  Non so molto di storia russa: per questo motivo potrei aver scritto alcune stupidaggini in questo post. Sono ben accetti, di conseguenza, consigli e correzioni al riguardo, nel caso qualche lettore ne sapesse più di me. Personalmente, conosco una validissima docente di storia del teatro specializzata in teatro russo e con diverse conoscenze in merito alla storia russa e non solo: è una slavista a tutti gli effetti, una delle poche in Italia, fra le prime ad aver tradotto testi di teatro completamente sconosciuti nel nostro paese. Suppongo che, se ne avrò occasione, chiederò approfondimenti a lei. Nel frattempo, è ben accetto qualsiasi contributo!

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