Jane Eyre [2011] | Cary Fukunaga

poster_janeeyre1Prima di recensire questo film, premessa d’obbligo: ho visto la versione del 1996 per la regia di Franco Zeffirelli. L’ho amata moltissimo, così forte eppure semplice, non artefatta, cruda e sincera.
Charlotte Gainsbourg era perfetta in quel ruolo, bruttina ma con fascino proprio come la Jane Eyre del romanzo (che devo recuperare fra le mie letture ma che conosco, potrei dire, per osmosi naturale).
Iniziando a guardare questo film avevo quindi ben stampate in testa le immagini della versione di Zeffirelli, di conseguenza non potrò mai preferire altra versione a quella del maestro. Tuttavia non si deve gridare allo scandalo quando viene proposta una nuova versione della trasposizione cinematografica di un testo letterario tanto noto come il romanzo della Bronte, poiché ogni regista per ragioni estetiche ed emozionali ne ha un’idea differente.

La trama è talmente nota che ne traccio un breve riepilogo: Jane Eyre è un’orfana dalla lunga e tormentata vicenda personale, fatta di una vita economicamente agiata da una ricca ed arcigna zia per qualche anno della propria infanzia sotto però le peggiori umiliazioni in termini di parole e riguardi, finché per le costanti litigate con il terribile cugino viziatissimo non viene rinchiusa in un orfanotrofio e spogliata di tutti i suoi trini e merletti.
Compiuti i diciotto anni, dopo un’adolescenza passata all’inferno, viene assunta come istitutrice per la piccola protetta francese del signor Rochester, un uomo burbero e apparentemente freddo, arrogante e arrabbiato con il mondo per un destino infelice.

Non avanzo oltre perché lo svolgimento della storia non è una sorpresa per chi ha avuto fra le mani il romanzo o ne ha anche solo sentito vociferare: se non avete mai sentito parlare di Jane Eyre probabilmente siete vissuti in una giungla nordafricana durante gli ultimi anni e non avete mai frequentato un liceo, oppure semplicemente avete sbagliato blog e cercavate foto di Michael Fassbender nudo.
In questo film c’è difatti anche lui, il talentuoso attore di Hunger, Shame, Fish tank e Inglorious basterdsil bel Michael Fassbender nel ruolo del signor Rochester. Meno burbero di come ricordo fosse il personaggio nella versione di Zeffirelli, ma interpretato in maniera ottima e con la giusta dose di sofferenza nello sguardo che Rochester si porta dietro a causa del suo demone , come lo definisce lui stesso.
Nel ruolo di Jane Eyre troviamo Mia Wasikowska, già vista in Alice in wonderland di Tim Burton e in Restless di Gus Van Sant. La scelta di un’attrice come la Wasikowska in parte è stata da me apprezzata, con qualche riserva.
Lei è credibile, dona spessore al proprio personaggio e a chi dice che è troppo bella per un ruolo di questo tipo rispondo che la sua bellezza non è convenzionale e di togliersi dalla testa che ad oggi, nel panorama di rifatte / bamboline di porcellana / perfette ragazze dello spettacolo esista un’altra Charlotte Gainsbourg con il naso un po’ storto ereditato da papà Serge e quella strana piega della bocca. Mia Wasikowska è stata una scelta saggia perché corrisponde bene o male a livello di età a Jane e se la cava più che bene in questa prova.
Potrei quasi affermare che in questo film gli attori sostengano tutta la baracca, cavandosela in una immersione di perfetta fotografia e perfette scenografie con perfetti costumi per attori impeccabilmente composti. Non a caso il regista è orientale (Fukunaga).
Il film non è pessimo, inguardabile o altro, anzi: solo mi è sembrato troppo perfetto.

I costumi sono meravigliosi, dal semplicissimo abito che indossa Jane Eyre nel ruolo di istitutrice all’abito sontuoso che la veste durante il ricongiungimento con Rochester: nota di merito per la splendida mantella con cappuccio che le vediamo addosso durante le prime, dolorose, sequenze del film.
L’abito che indossa durante il matrimonio è delicato, basico, con una veletta decorata finemente da piccoli fiorellini bianchi e Mia Wasikowska lo indossa che è una meraviglia.

weddingLe scenografie sono una delle note più affascinanti del film, di pari passo con il cast stellare di cui parlerò tra poco: i paesaggi inquadrati che si stagliano romanticamente verso un’apertura di libertà che non è mai completa e che Mia guarda con desiderio o con timore a seconda del momento della storia nel quale ci si trova, un’infinita esplosione di boccioli e fiori nella sequenza successiva alla proposta di Rochester, le rovine dell’abitazione che si presentano agli occhi dello spettatore e di Jane nelle ultime scene del film, la disperata solitudine immersa nel silenzio della sequenza di apertura: sono dimostrazioni dell’ottimo lavoro di scelta delle location ma anche delle atmosfere da ricreare.
Parlando di atmosfere, la fotografia è un’arma sfruttata con grande sapienza in questo film, attraverso toni leggeri e mai aggressivi, chiaroscuri mirati e luci morbide. Manca l’atmosfera cupa della versione Zeffirelliana per un’atmosfera più neutra in termini di scala tonale, ma si sa, ognuno ha una propria visione in testa e la mia si avvicina più a quella del veterano che a quella della giovane speranza; ma non è il caso di demonizzare una scelta stilistica differente, se operata con attenzione come in questo caso.

Il cast, oltre a Fassbender e Wasikowska, comprende anche la certezza Judi Dench, Jamie Bell e una insospettabile Valentina Cervi (il ruolo che ha solo a lei avrebbero potuto darlo, con quello sguardo che si ritrova, un po’ da fuori di testa). Colui che stupisce davvero è Jamie Bell, cui non avrei dato più di altri due anni sulle scene ai tempi di Billy Elliott prima di bruciarsi con le droghe di cui sono vittima tutti gli attori adolescenti divenuti famosi troppo in fretta come lui: invece no, mi ha fregata ed è diventato un attore capace. Tié.
Judi Dench sarà sempre Judi Dench, un’attrice che oramai può fare ciò che desidera a livello cinematografico e tuttavia centellina i propri lavori con intelligenza e spirito, passando da film commerciali a pellicole di esordienti con classe.
Riguardo a Michael Fassbender, si sa quanto io apprezzi questo attore, quindi posso solo aggiungere poche note a quel che ho detto riguardo alle sue capacità attoriali parlando di Hunger : la sua visione di Rochester è meno forte di come ho sempre immaginato questo personaggio, ma riesce comunque a trasmettere amore / dolore / rabbia senza cadere nella citazione di un modello già esistente.

Come consiglio generale, leggete il romanzo prima di tutto. Quindi prendetevi la versione 1996 e la versione 2011 e guardatele entrambe. Quindi ricercatevi anche altre versioni, di modo da comprendere le differenti elaborazioni stilistiche di ciascun regista.
Una versione che a breve guarderò e che ho trovato in questi giorni, è quella dell’immenso Orson Welles, che trovate integralmente su Youtube in lingua inglese. Ci sono poi tante altre versioni, miniserie televisive e cinematografiche, come già successe per Wuthering heights della seconda sorella Bronte.
Non potendovele elencare tutte, ne trovate comunque una buona parte nel trafiletto laterale del link per il film completo di Welles, se avete intenzione di esaminare la sensibilità di più voci registiche.

11jane-span-articleLarge

VOTO
♥♥♥// [tre cuoricini su cinque]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: