Blue is the warmest color

La prima volta che ho avuto occasione di vedere Léa Seydoux (ed in maniera peraltro parzialmente inconsapevole) in una pubblicità di un profumo che giocava allegramente con un fanciullo ridendo e rotolandosi per terra.
In seguito è arrivato Inglorious basterds e me la sono ritrovata di fronte, stupita, mentre ascoltavo la parlantina infinita di Hans Landa / Cristoph Waltz in pieno delirio filonazista per fiction

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In seguito, buio, non ho più cercato molte info su di lei e non ne ho sentito molto parlare. Qualche giorno fa invece boom! La vie d’Adele (Blue is the warmest color) vince a Cannes e appare qualche screen di Léa Seydoux con i capelli corti e blu in questo film che parla di due ragazzine che scoprono la propria omosessualità incontrandosi e vivendo una bella storia d’amore e uscirà a breve.
Lo dirige Abdellatif Kechiche e la co-protagonista assieme alla Seydoux è Adèle Exarchopoulos che in effetti nel film, se non ho mal compreso, porta lo stesso nome che ha nella realtà, dal momento che il titolo originale è La vie d’Adele.
Premesse a parte, promette molto ma molto bene, stando alla critica di Cannes e ai capoccioni del cinema; ma promette anche male -se non altro in suolo italico- per il rischio sforbiciata-da-censura che subisce ogni film che contenga anche una sola piccola scena di sesso integrale nel nostro paese e altresì in America (dove hanno censurato Blue Valentine per molto meno). Nel film di Kechiche, difatti, sarebbero presenti più di alcune scene di sesso lesbo e non, che ovviamente scatenerebbero i soliti benpensanti chiusi di mente che vogliono far credere ai loro figlioli adolescenti (ché se sono bambini è giusto che imparino piano piano cos’è il sesso) che l’omosessualità sia malata e che chi si ama viva unicamente di bacini e carezzine caste. Quindi la veggo buia, e dire che questa volta sembra che qualcuno lo abbia fatto, sia riuscito a parlare di sessualità lesbo senza cadere nel pruriginoso e nel soft-porno (ri-cito Room in Rome come pessimo esempio), qualcuno ha replicato la riuscita di Nine Songs di Winterbottom: insomma finalmente un regista ha diretto due lesbiche e basta con dei problemi di integrazione sociale come coppia e tutti quei discorsi lì. Per quanto si possa bypassare la censura cercando streaming e dvd oltremanica, mi darebbe parecchio urto che un film così non riuscisse a superare la censura sforbiciona che ha distrutto tanti bei film che oggi possiamo goderci ma con la consapevolezza della mancanza di -magari- preziosi minuti di pellicola.

Parlando delle due protagoniste, sono bellissime (classi rispettivamente ’85 e ’93 -si, avete letto bene- ma che paiono coetanee) e si sono pure commosse tanto alla premiazione, sopratutto la giovanissima Alexandra Exarchopoulos

FRANCE-FILM-FESTIVAL-CANNES

Ci sono in giro già degli spezzoni del film e un trailer che vi pubblico qui (no, quello italiano mi rifiuto di postarlo perché, come sa chi mi segue, detesto il doppiaggio italiano, non me ne voglia nessuno)

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Il film uscirà il 24 ottobre.
Promette bene, quasi quasi mi viene da dire che è un po’ Juno ma più francese (quindi meno leggero e superficiale in alcuni passaggi in cui Juno perde) e un po’ Weekend. Del secondo ho parlato sul blog, del primo se ne è parlato talmente tanto che ancora devo riflettere sul farci o meno una recensione.

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