Divagazioni sulla cura del capello

In questi giorni sono alle prese con una serie di impegni tutt’altro che femminili, quali renderizzare oggetti con Cinema 4D e cercare informazioni in siti di maghi del 3D che mi fanno sentire una piccolissima neofita sfigatina.
Per non pensare a queste disgraziate mie (dis)avventure, ho pensato di redigere una sorta di miniguida totalmente soggettiva e personale su un tema che riguarda bene o male tutte le donne (a parte quelle calve e, fidatevi, ce ne sono molte): la cura dei capelli.
Mentre agli uomini che geneticamente hanno la fortuna di possedere una folta chioma, questa misteriosamente si potrebbe mantenere da sé anche senza lozioni e cremine, alla maggioranza delle donne questo accade raramente.
I nemici della chioma sono la piastra, il phon, la permanente, la decolorazione, le extension, lo shatush che se non fatti a regola d’arte da una parrucchiera distruggono la chioma. Lo shatush a mio avviso la distrugge sempre e comunque ed è una grande cazzata da farsi, ma questa è l’opinione personale di una castana – rossa a cui il cosiddetto shatush glielo faceva già madre natura all’età di dodici anni.

Opinioni personali a parte, possiedo ingestibili capelli di una lunghezza che si avvicina al metro che si presentano in una quantità faraonica e creano graziose (!) trame di nodi che auguri a me quando metto la testa sotto l’acqua, quindi mi sento ferrata sull’argomento.

Fino a qualche tempo fa utilizzavo una serie infinita di shampoo acquistati al supermercato, cambiandoli spesso perché nessuno dava un risultato decente: alcuni lasciavano i capelli sporchi, altri mi lasciavano solo pizzicore sulla testa, altri producevano una schiuma eccessiva ecc ecc… Prima di sapere che diamine fossero SLS e compagnia bella, come parabeni e addensanti, ero convinta che fosse colpa della mia cute o del mio fusto. All’ennesimo shampoo schifoso mi sono decisa ad abbandonare completamente i siliconi (cosa che ho fatto anche per quanto riguarda i detergenti corpo, perché la mia pelle ne soffriva) e le altre schifezze, se non altro sui capelli: sono passata ad impiegare unicamente prodotti di origine naturale per più dell’80%, prodotti dalle due linee con un ottimo rapporto qualità prezzo e che ho spesso citato nel blog, pur chiarendo il fatto di non ricevere alcun compenso nel farlo, ovvero L’Erbolario e I Provenzali.
Per quanto riguarda la prima marca, non tutti i suoi prodotti li definirei economici, per questo motivo dopo un breve periodo di utilizzo e constatato che per la mia chioma erano necessarie quantità considerevoli di quel poco prodotto contenuto nei flaconi, sono diventata una fan accanita della seconda marca: praticamente manca solo che io faccia una donazione diretta al saponificio in cui producono bagnoschiuma e compagnia bella.
Indubbiamente mi trovo benissimo, anche se a mio avviso quello che è davvero importante nello scegliere i prodotti per i propri capelli, è il controllo dell’etichetta. Non importa che marca voi utilizziate (ce ne sono molte altre che non ho mai provato che seguono la stessa linea delle due citate sopra), ci sono alcuni punti che sono fondamentali nell’acquisto:

❤l’assenza totale di SLS, parabeni, petrolati, coloranti e addensanti di ogni genere: non fatevi attrarre da un prodotto solo perché ha un colore carino, quando il colore carino si incrosterà sul bordo della confezione diventando di mille tonalità diversi e creerà una sostanza quasi collosa perderà per voi qualsiasi attrattiva!

❤non deve essere stato testato su animali: questo punto, lo ammetto, è controverso. Purtroppo so di utilizzare spesso prodotti le cui materie componenti sono state testate sugli animali, ma cercare di ridurre l’utilizzo di questi prodotti è già un piccolo passo per cessare completamente

❤se la confezione è riciclata, anche meglio

❤deve avere ingredienti che facciano bene al vostro capello e di efficacia comprovata e certificata, quindi non fidatevi del primo prodotto che dichiara di contenere l’estratto di una pianta semisconosciuta perché fa esotico: informatevi!

❤deve presentare alta tollerabilità, quindi deve essere stato testato contro allergie da nichel, cromo e cobalto

❤se si tratta di un prodotto certificato BIO, si tratta di qualcosa di perfetto!

A questo punto una domanda sorge lecita: come faccio a sapere tutte queste cose? Dove trovo le certificazioni?
Le certificazioni e i loro simboli devono trovarsi sulla confezione del prodotto, qui di seguito vi presento una breve guida per decifrare i simbolini:

CIMG0843b

Nell’immagine qui sopra (da un prodotto per l’impacco ai capelli) ci sono tutti i segni di un buon prodotto.

  • il simbolo in cima, con il coniglietto che salta, è il segno che il prodotto non è stato testato sugli animali ed è abbastanza frequente in diversi prodotti, da solo;
  • il secondo simbolo è il segno che il saponificio che produce il prodotto utilizzi solo energia proveniente da fonti rinnovabili ed è piuttosto raro trovarlo nei prodotti di questo genere, perfino in quelli costosissimi con ingredienti che dovrebbero essere eccelsi ma sono spesso porcherie raffinate;
  • il terzo simbolo è il segno che l’impatto ambientale del produttore è bassissimo
  • il simbolo successivo con il panda è quello del wwf;
  • quello che ci deve interessare particolarmente è il simbolo della goccia sulla destra in basso, che sta ad indicare come il prodotto non contenga petrolati, che stanno alla salute della persona come io sto all’alta moda (zero)

CIMG0842b

In questa seconda immagine ci sono altri dettagli importanti che rendono un prodotto sicuro e affidabile

  • l’assenza di parabeni, PEG, SLS e SLES nonché coloranti: il primo è il glicole polietilenico, sintetico e che prima di leggerlo su questa confezione non avevo mai sentito nominare, ma che è presente in diversi prodotti di uso comune, il secondo e il terzo sono due acronimi per la stessa cosa, ovvero il Sodium Lauryl Sulfate  o Sodium Laureth Sulfate (so che sto semplificando, ma in chimica capisco l’essenziale) un addensante che può provocare allergia ed irritazione cutanea su pelli ipersensibili ma che non fa bene manco alla pelle già provata di un essere umano qualunque. L’assenza di coloranti è chiara non appena si apre la confezione e si guarda il prodotto, che risulta di colore neutro o pigmentato dalla naturale colorazione dell’estratto presente
  • i due simbolini a destra sono quelli relativi alla tollerabilità cutanea, ed il più importante è quello bianco e nero con la lente di ingrandimento: se siete allergiche al nichel è importantissimo che scegliate prodotti con questo simbolo.
  • Il simbolo con il cuoricino e la mano che lo sovrasta è quello della certificazione BIO e sul significato di questo termine si sono dilungati diversi magazine e blog: in sostanza, BIO non è l’equivalente di naturale e se acquistate un prodotto naturale ma non biologico significa che l’agricoltura dalla quale provengono le materie prime con le quali è realizzato non segue le normative biologiche (le case di produzione che vendono prodotti detti naturali al supermercato spesso e volentieri impiegano questo termine come specchietto per le allodole)

Parlando invece dell’elenco ingredienti, uno degli ingredienti che più mi creava confusione era il Sodium Benzoate: diversi blog, presi dall’ondata naturalista, guidati da blogger intente a terrorizzare più che ad informare, lo dichiaravano derivato della benzina (!!!). Prima cosa, se non è associato con l’acido ascorbico, i rischi sono pari a zero; seconda cosa, non è derivato dalla benzina, ma è un addensante meno pericoloso dello SLS e presente in quantità minime in prodotti di questo tipo (nell’elenco è sempre all’ultimo posto o agli ultimi posti, mi raccomando). Nel mio shampoo, ad esempio, è al terz’ultimo posto.
Altri ingredienti sono dei falsi positivi, come l’Alcohol Benzyl e l’innocuo Limonene: il primo può causare intolleranza ma nei cosmetici in genere non supera mai la soglia dell’1% ed è comunemente utilizzato anche nei prodotti bio ed eco e non deriva dalla benzina ma è un prodotto originariamente naturale ma ricreato sinteticamente per gli alti costi di trattamento. Il limonene è un aromatizzante che aiuta a rendere il profumo del prodotto più gradevole.

Quando si ha a che fare con i capelli, il primo segnale che un prodotto non è buono è la tendenza a schiumare in maniera copiosa: quello che nelle pubblicità invitanti in televisione è dato come un segno positivo di pulizia, in realtà non pulisce un bel niente e appesantisce solo i capelli.
La profumazione eccessiva è un altro segno negativo per la vostra cute, perché ottenuto artificialmente, copre l’odore di pulito naturale dei vostri capelli che sono sporchi già dopo nemmeno una giornata: c’è da chiedersi decisamente perché.

Il mio consiglio (e la filosofia che seguo) è di utilizzare meno prodotti per capelli possibile e, nel caso non si possa proprio farne a meno, evitare come la peste le sostanze troppo raffinate. La domanda che sorge spontanea è cosa utilizzare, quindi, per curare i propri capelli?
Le alternative ci sono e sono totalmente naturali. Olio di argan, olio di semi di lino, olio di mandorle, olio di karité: non appena si prende dimestichezza con le dosi si rivelano eccezionali.
Dell’olio di semi di lino ho già parlato fino alla nausea, l’olio di argan non l’ho mai impiegato, mentre la sorpresa è stato scoprire che olio di mandorle e olio di karité possono tranquillamente essere applicati anche sui capelli (evitando la cute, per quello preferisco l’olio di semi di lino):

❤l’olio di karité fa miracoli sulla pelle e anche sui capelli: applicato come impacco durante la notte o prima dello shampoo li rende lucidi e districabili
❤l’olio di mandorle è ottimo sulle punte, ripara e rafforza le cuticole
❤l’ultimo venuto nel campo degli olii per capelli è l’olio di sapote, che ha un odore decisamente più buono di quello dell’olio di lino. I frutti della pianta vengono aperti e il loro contenuto utilizzato per gli impacchi nelle zone dell’america centrale, come vedete dalla spiegazione fornita dalla solita wikipedia. Cercando su altri blog e siti informativi mi sono ritrovata sempre le stesse info, così ho direttamente preso la pagina descrittiva del fusto. L’olietto al sapote ha un leggero retrogusto di mandorla, si distribuisce sui capelli sia per idratarli sia per renderli meno crespi dopo la piega e protegge il fusto dall’aggressività del phon 🙂

Direi che per quanto riguarda la cura del capello in maniera più sicura e naturale ho detto abbastanza. Indubbiamente faccio diversi errori anche io nel curare i miei capelli, come spazientirmi spesso e tirare via i nodi anziché districarli con cura oppure toccarli troppo per mettermeli a posto; su molti siti leggo che i capelli vanno legati spesso per proteggerli, questione su cui non sono pienamente d’accordo perché in determinati casi, quando si hanno chiome importanti, l’emicrania è in agguato e il capelli rischia di spezzarsi o di perdere presa in determinati punti della cute.
Utilizzo prodotti naturali da due anni e anche se talvolta trovo la mia chioma intricatissima la situazione è notevolmente migliorata: vi segnalo, per cominciare a migliorare il vostro modo di trattare i capelli, questa piccola guida , che non è una bibbia ma un elenco di indicazioni utili per trattare i vostri capelli. Non vi fate incupire da certe allarmistiche indicazioni perché ogni capello ha la propria conformazione e la propria struttura!

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