Stealing beauty – Bernardo Bertolucci

115Qualche giorno fa mi è venuta questa cosa di riguardarmi Stealing Beauty, film sottovalutatissimo di Bernardo Bertolucci datato 1996.
Non posso definirmi una cultrice profonda del cinema di Bertolucci dal momento che mi sono vista circa l’1% di tutta la sua produzione filmica, ma apprezzo il suo cinema e il suo modo di girare e di trattare con gli attori. Tanto per capirci, ho visto The dreamers, questo e qualche pezzetto di Novecento e di Ultimo tango a Parigi. Marò, sono ignorantissima, perdonatemi.
Passando al film  – almeno qui vado sul sicuro, avendolo visto almeno venti volte in dieci anni – , ci stanno due o tre attori mica da niente, come Jeremy Irons, Liv Tyler e Rachel Weisz (prima di diventare troppo magra e di sposarsi Daniel Craig) assieme alla nostra deliziosa Stefania Sandrelli.
La trama: Lucy è una bella adolescente americana di 19 anni che arriva per passare l’estate nelle meravigliose colline del Chianti (prima che diventassero troppo mainstream e vittime del restauro selvaggio dei ricchi), in una dimora di artisti e pensatori stranieri per cercare risposte sulla vita della madre, poetessa morta poco dopo la nascita della figlia, e sulla reale identità del proprio padre. Conquista tutto il gruppo di artisti, in particolare il personaggio di Jeremy Irons, malato terminale di cancro che gode della presenza della piccola Lucy. La ricerca della ragazza è anche nei confronti di un flirt estivo di nome Niccolò, conosciuto cinque anni prima e mai dimenticato.

Diciamo subito che Lucy è tanto carina e tanto dolce così come è anche tanto vergine. Il film presenta quindi un duplice percorso: scoprire quale sia la propria origine e scoprire da dove tutto ha origine, il tutto con il sottofondo fresco e leggero delle colline del Chianti.
E’ un film nel quale dominano le scene in esterni, il dialogo, i rapporti fra la gioventù che sboccia e fiorisce e la malattia, la vecchiaia che fa sfiorire e che spegne pulsioni e desideri. Lucy attrae tutti poiché simboleggia il rinnovamento ma sopratutto è un richiamo irresistibile a ritornare con la mente alla propria giovinezza e ravviva l’immobile tranquillità di un gruppo di eclettici pensatori ritiratisi su queste colline per liberarsi dal proprio mondo e lavorare in libertà.
Bertolucci trasmette delicatamente l’atmosfera della campagna estiva, inquadrando a campi lunghi i paesaggi verdegiallomarrone tipici delle zone collinari, con le loro balle di fieno e gli insetti, gli uliveti e i filari d’uva, le vecchie cascine e le masserie,  i fiori di campo e la cacciagione.
Venendo da una zona di aperta campagna non ho potuto non amare profondamente la scelta delle location e l’aria che si “respira” guardando il film.
Liv Tyler ha appena 18 anni compiuti quando gira Stealing beauty, in cui appare acqua e sapone, semplice nei suoi abitini fioriti e nelle sue ballerine rosse, così come nelle sue scarpe da tennis azzurrine e nelle sue camicette bianche annodate alla vita su gonne rosse leggere. Viene alloggiata in una piccola casetta per gli ospiti distante dal resto della casa patronale, con la porta dipinta e il bagno a vista.
Interessante è anche come la regia tratti la storia principale assieme alle tante piccole storie raccontate dai singoli personaggi attraverso i loro atteggiamenti ma anche attraverso gli oggetti, come le sculture color terra bruciata che oziano in giro per i prati e osservano o come il bracciale con un piccolo scarabeo che porta la ragazza al polso e che si ricollega ad un amante della madre.
Lucy cerca risposte e desidera crescere, rompendo il legame con il triste ricordo della madre morta e la sensazione di essere ancora più bambina che donna. Scrive poesie su pezzetti di carta che brucia o nasconde fra le pagine di libri e sotto cuscini, fuma erba e ascolta musica rock da un walkman. E’ un film anni ’90, ancora i telefoni cellulari non erano così diffusi e ipod e compagnia bella non erano nemmeno lontanamente immaginabili, così come videocamere a basso prezzo o che registrino su supporti quali microsd e via dicendo e parla di una storia semplice nella quale tutto è giocato dagli attori e dalla fotografia.
Non ho mai capito perché questo film non sia stato doverosamente apprezzato, anche dal regista stesso che non ne parla quasi mai: a mio avviso non è un capolavoro ma è un piccolo gioiello che mostra una Liv Tyler già molto capace e un Jeremy Irons post – Lolita credibile, nonché una Stefania Sandrelli leggera e ironica, nonché bellissima.

Lasciamo stare la pessima traduzione italiana del titolo originale, che è Io ballo da sola. Il significato di Stealing beauty (bellezza rubata o svanita) è maggiormente aderente alla storia narrata, mentre come sempre il titolo in traduzione inglese – italiano non rende una ceppa.

 

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