Secretary

Secretary-locandina_hg_full_lDigitando la parola “Secretary” su Google, per un buon 70% ciò che vi apparirà saranno link e immagini riguardanti film porno o erotici, comprese le solite facilonerie legate alle segretarie e alle relazioni in luoghi di lavoro.
Nonostante le convinzioni di Google, non sto per parlarvi di un film porno, ma di una commedia (la definirei anche commedia noir) del 2002 con Maggie Gyllenhaal e James Spader apparentemente trattante il tema del sadomasochismo, ma non solo. Questo film parla prima di tutto di sentimenti e delle multiformità con cui si possono presentare alle persone.
Lee è una ragazza fragile e timida appena uscita da una casa di cura per problemi mentali. Lee infatti risponde ai disagi della propria famiglia “tagliandosi”, ovvero procurandosi ferite che lascia poi rimarginare. Per infliggersi queste ferite, Lee ha due piccoli kit che nasconde nei cassetti della sua stanza.
Uscita dalla casa di cura, la ragazza assiste al matrimonio della stupida sorella bionda e cerca di reinserirsi all’interno della società, nonostante sia una persona ancora molto problematica: continua ad infliggersi ferite quando lo stress per le discussioni fra i genitori (il padre alcolizzato e la madre nevrotica) si fa troppo grande e frequenta un vecchio compagno di liceo, Peter, appena uscito da un esaurimento nervoso. Cercando lavoro, incappa casualmente nell’annuncio di un avvocato in cerca di una segretaria e riesce a farsi assumere. Il signor Edward Gray è un tipo molto freddo e controllato all’apparenza, ma al primo errore di Lee si svela la sua natura da dominante e fra i due si sviluppa un rapporto molto particolare.
In questo film, che posso annoverare fra i miei favoriti, si parla di indipendenza, libertà e gestione del proprio corpo, nonché di sadomasochismo e rapporti umani.
I personaggi sono essenzialmente due: Lee e Edward, entrambi con svariati problemi relazionali anche molto gravi. L’avvocato Grey è un uomo molto solo che in ufficio tiene una grande teca in vetro all’interno della quale ha ricreato un mondo artificiale nel quale vivono i suoi fiori, che cura amorevolmente ogni giorno impollinandoli tramite una siringa. In questi fiori l’uomo riversa tutto il suo bisogno di prendersi cura di qualcuno. All’esterno l’uomo appare invece freddo e controllato, scarica le proprie tensioni sessuali deviate facendo esercizi di ginnastica perché si sente in colpa e ha collezionato una lunga serie di segretarie licenziate sulle quali riversa le proprie perversioni.
Lee è una ragazza problematica con una famiglia disastrata e una sorella bionda e fisicata mentre lei è mora e magra. In ufficio fa la segretaria dopo un corso di dattilografia e piano piano si innamora dell’avvocato.
Quel che succede è che Lee trova finalmente qualcuno che la aiuti a superare i propri traumi e le impedisca di farsi del male: lo fa certo in modo bizzarro e anticonvenzionale, ma la cosa funziona. Edward trasforma quel che per Lee era un disagio in qualcosa di liberatorio e piacevole, trasferendo i disagi di Lee nell’ambito del loro rapporto per liberarla; da parte sua Lee aiuta Edward a non sentirsi più colpevole per la sua tendenza a dominare, convertendola nel suo bisogno di accudire le persone.
Tra i due si sviluppa un rapporto bizzarro, mai consumato sino alle ultime scene e basato sul dolore fisico ma anche su quello mentale. Lee cerca comprensione da Edward ma quando corre in taxi a casa sua e lo trova intento ad allenarsi al tapis-roulant lui le chiude la porta in faccia e lei riesce a balbettare solo qualche sciocchezza relativa all’ufficio e finisce per essere licenziata quando cerca disperatamente di avvicinarsi a lui in maniera più intima.
Infine, la parte finale del film è splendida. Lee corre all’ufficio dell’avvocato, che ora ha una nuova segretaria, in abito da sposa (quello con cui dovrebbe sposare quello sfigato di Peter) e si dichiara apertamente, lui non le crede e per avere prova del sentimento della ragazza le ordina di rimanere incollata con i palmi alla scrivania, piedi a terra e di aspettarlo finché non farà ritorno. Di fronte a parenti, amici, tizie femministe e i genitori incazzati di Peter che rivogliono il vestito (perfettamente stirato e lavato a secco) nonché di fronte al povero Peter che tenta disperatamente di riportarla a casa prendendola su di peso dalla scrivania, Lee non demorde e rimane per tre giorni nella stessa posizione senza dormire e facendo pipì come può finché Edward non torna a prenderla e si occupa finalmente di lei, avendo avuto prova del suo sentimento.
Descritto in questa maniera può apparire un filmetto romantico poco interessante, ma quel che lo rende deliziosamente bello è la recitazione dei protagonisti, prima su tutti la Gyllenhaal che si dimostra attrice versatile e di spirito, pronta a non prendersi troppo sul serio e ad accettare ruoli originali come questo.
Ridotto da molti a semplice film sulle pratiche relative al BDSM, è un film intelligente che tratta tematiche pesanti con leggerezza e scorre bene fin dalle prime battute. I colori accesi del mondo esterno cozzano pesanti con quelli dell’ufficio dell’avvocato Grey e della casa di Lee, ricordandoci che tema centrale di questo film è la libertà dalle catene psichiche, morali e sociali. Non siamo di fronte a un film antifemminista però, dove la donna è solo strumento di piacere e l’uomo può disporne come meglio crede: il personaggio di Lee ha potere nel momento in cui capisce come sfruttare l’atteggiamento di Edward per trovare il modo di scalfire la corazza fredda dell’uomo (e non per ottenere qualche ruolo lavorativo o qualche surplus sulla paga, ehm) e andare oltre il rapporto master/slave che si è creato fra i due.
Merita la visione e per invogliarvi in questo, vi propongo alcuni clip dal film, più il trailer relativo.


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